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Un “indelebile declino del rapporto di fiducia verso il fisco italiano”. Parola di ANC e di Confimi Industria, che con una dettagliata nota congiunta hanno fatto il punto su questi primi sei mesi dell’anno: ed è stato un semestre tutt’altro che sereno, inseguendo le ripetute giravolte del Fisco; una tra tutte, il ripetuto cambiamento degli elenchi in materia di split payment. “La misura è colma e da settembre la situazione non potrà che peggiorare se alle parole non seguiranno fatti concreti da declinare in una tregua che conceda subito il ritorno dello spesometro alla naturale scadenza annuale e parcheggi, almeno per un paio d’anni, l’idea di estendere tout court l’obbligo della fatturazione elettronica ed il conseguente obbligo di conservazione sostitutiva a norma”.

In merito alle split list, ANC e Confimi osservano che tra la prima e l’ultima versione il numero complessivo è aumentato di 3778 unità. Nell’ultima versione degli elenchi, si contano 326 società a controllo pubblico in liquidazione, con bilanci spesso in perdita e altre 19 società soggette a procedura fallimentare. Gli elenchi forniti non sono comunque statici, ma potranno subire delle modifiche ulteriori. Insomma, gli operatori dovranno districarsi in un bel dedalo, “che si riproporrà anche il prossimo autunno con le “split list” a valere dal 2018, e così via di anno in anno fino al termine della disciplina in deroga”.

Vi è poi il problema del coordinamento con le altre discipline. Infatti, in relazione agli altri istituti della disciplina IVA, talvolta la dottrina esprime delle posizioni antitetiche. Ad esempio, la disciplina del reverse charge continua a prevalere sullo split payment laddove il cessionario/committente operi nella qualità di soggetto passivo nonchè sull’istituto del plafond.

Insomma, la vicenda dello split non è altro che l’ultimo capitolo di una serie di abusi. Osserva la nota: “Nonostante gli sforzi, i fatti dimostrano da troppo tempo che in Italia non si sa semplificare giacchè ogni novità (talvolta mossa anche dai buoni propositi, ci mancherebbe) finisce con l’appesantire il sistema”. E, concludono ANC e Confimi, servirebbe una “norma contro l’abuso della pazienza del contribuente”, con la quale i nuovi adempimenti non possano entrare in vigore prima dell’anno successivo e almeno non prima di 60 giorni dall’emanazione dei provvedimenti attuativi, senza effetto retroattivo.

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