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SPESOMETRO 2017 BOCCIATO SU TUTTI I FRONTI

Un salasso costato agli operatori almeno un miliardo di euro e la preoccupazione è già forte per l’obbligo di fatturazione elettronica 2019 accompagnata da 12 spesometri

Roma, 01/12/2017

I disagi del nuovo spesometro. Giudizio inclemente quello che emerge da un primo report di 1.300 risposte (1.289 per la precisione in rappresentanza di 81.133 spesometri) raccolte con il sondaggio in corso di raccolta promosso da ANC e Confimi. La bocciatura dello spesometro non sorprende, considerate le note vicende che hanno accompagnato il primo appuntamento con le semplificazioni legate alla comunicazione dati fatture del 1° semestre 2017. Anche al netto dei disagi legati al nuovo sistema di trasmissione, è un giudizio negativo unanime (tanto dai professionisti quanto dalle imprese). Oltre ai numeri, quello che emerge dal sondaggio, sottolinea Marco Cuchel, Presidente dell’Associazione nazionale commercialisti, è “un inesorabile declino nel rapporto di fiducia fisco-contribuente”. Non possono essere una soddisfacente consolazione, quindi, le misure che verranno introdotte con la conversione del D.L. 148 che, con estremo ritardo, pongono una pezza (non per la scadenza, però, che rimane semestrale) alle criticità anticipatamente denunciate anche dalle scriventi Associazioni. Oltre alla scadenza infrannuale, considerata critica dal 93% di chi ha risposto (il 74% del campione), balza all’occhio il giudizio negativo espresso dal 94% del campione in merito alle scarse indicazioni di prassi (non c’è stata, in sostanza, una circolare che abbia spiegato il nuovo adempimento nella sua completezza).

grafico

In merito a ciò che non ha funzionato con il primo appuntamento, il blocco del portale dal 22 al 26 settembre (necessario anche a tamponare i problemi di privacy) ha creato disagi al 70% degli operatori. Non dissimile tuttavia la percentuale di chi (64%) ha rilevato blocchi anche in altri momenti e tempi di attesa per l’esito dell’elaborazione inaccettabili (72%). Altra nota dolente sono i dati della notifica, con l’id di spedizione e/o elaborazione che risulta poco leggibile/pratico per il 72%: in particolare vi è difficoltà nel ricondurre l’id al contribuente (il problema riguarda più che altro gli intermediari).

domandePiù della metà (58%) lamentano di aver dovuto gestire scarti privi di motivazione e di aver avuto difficoltà (53%) nell’invio massivo per più contribuenti. A tale ultimo riguardo va anche evidenziato che più di qualche intermediario ha evidenziato di non aver avuto particolari difficoltà nell’invio massivo (per più assistiti) perché ha adottato soluzioni alternative (a pagamento) diverse dal nuovo portale “Fatture e Corrispettivi”.

I costi per gli operatori.  Oltre ai gravi problemi di privacy, che hanno per qualche giorno messo a rischio il delicato patrimonio informativo delle imprese, va evidenziato, sostiene Flavio Lorenzin, Vicepresidente di Confimi Industria con delega su fisco e semplificazioni, che il prezzo di tale disagio, ancora una volta, è stato ingiustamente sopportato dagli operatori (imprese e professionisti). Ha destato quindi molta perplessità il tentativo di Sogei, nell’audizione del 4 ottobre scorso in Commissione Parlamentare di Vigilanza, di sminuire la portata della questione ostentando disguidi di ordinaria amministrazione prontamente rimossi. Emerge dal sondaggio che il primo appuntamento è mediamente costato alle imprese circa 5 giornate di lavoro, che aggiunte agli adeguamenti dei software gestionali portano a circa 2.100 euro il costo del primo adempimento. Giornate che salgono a 22 (178 ore con media di 2,3 ore per pratica) negli studi professionali, per un costo di non meno di € 5.300. Si tratta, peraltro, di dati che vanno considerati in difetto giacché alcuni soggetti (circa 60) hanno avuto difficoltà a quantificare le ore e si sono limitati a fornire locuzioni descrittive (i.e. molte, troppe, incalcolabili, sterminate, ecc). Proiettando tali informazioni sul totale dei contribuenti interessati dallo spesometro (da 5,1 a 6 milioni) e ponderando il tutto per volume d’affari e diversa incidenza fra le ore pro capite (più elevate) per le imprese con contabilità in house e quelle (più contenute per via delle economie di scala) di chi ha affidato la tenuta della contabilità in outsourcing, si stima che (esclusi i costi per gli adeguamenti tecnologici) il primo appuntamento con il nuovo adempimento è costato agli operatori una somma che oscilla dagli 800 milioni a 1,2 miliardi di euro (per inciso, la relazione tecnica al DL 193/2016 stima in 1,2 miliardi le maggiori entrate 2017 e in 2,04 quelle per il 2018 e il 2019).

costi

E pensare che, come ha ricordato più di qualcuno rispondendo al sondaggio, doveva trattarsi di “un click e via”.

La fatturazione elettronica 2019. Note dolenti e scetticismo ai massimi livelli anche dal versante innovazione 2019. L’86% del campione boccia sine die le misure che il Governo (art. 77 del DDL 2960) si appresta ad introdurre con la manovra in discussione. Solo l’1,6% ritiene la fatturazione elettronica generalizzata una semplificazione con effetto immediato e un ulteriore 9% ritiene possa esserlo solo nel medio-lungo periodo.

percentuali                                           grafico2

Tre operatori su quattro (il 76% di chi ha motivato il giudizio negativo) ritiene che la fatturazione elettronica sarà accompagnata da nuove complicazioni e manifesta preoccupazione, in particolare, per l’introduzione di uno spesometro mensile per comunicare (entro il giorno 5 di ogni mese) le operazioni da/per l’estero che non possono transitare per la fatturazione elettronica XML attraverso SDI o PEC (altro tecnicismo che crea scetticismo).

E’ stato chiesto, infine, se possa essere d’incentivo ad un’adesione spontanea (anziché imposta dalla legge)  l’introduzione di una serie di misure concrete (diverse da quelle attualmente ipotizzate dal DDL) quali, a titolo esemplificativo:

  1. l’introduzione della possibilità di recuperare immediatamente l’Iva sugli insoluti B2B a fronte dell’emissione, ai soli fini Iva, di una nota di accredito elettronica inviata al cliente attraverso il SDI (sistema di interscambio) e quindi all’Agenzia delle Entrate ai fini della tempestiva verifica del riversamento dell’imposta da parte del cessionario/committente;
  2. il significativo aumento delle soglie (almeno € 50.000) per l’esclusione dell’obbligo del visto di conformità per le compensazioni orizzontali dei crediti fiscali;
  3. una significativa misura di credito d’imposta per recupero delle spese per gli investimenti necessari.

Il dato interessante è che il 71% di chi ha risposto a questo quesito (1122 soggetti su 1289) ha considerato incentivante almeno una delle tre proposte. E’ un chiaro segnale, a giudizio di ANC e Confimi, che se i vantaggi fossero tangibili (come potrebbe verificarsi con l’aumento delle soglie per la compensazione e la possibilità di auto recupero dell’Iva insoluti[1]) non servirebbe imporli. E’ stato così per il passaggio dalla fatturazione o contabilità manuale a quelle tenuta computer, è stato così con la diffusione di internet, della posta elettronica ordinaria, per i social network, ecc.

Confortate dai risultati raccolti, ANC e Confimi ribadiscono quindi con forza l’esigenza di fissare un tempo ragionevole (non inferiore a 3 anni) entro il quale chi governa tali processi si confronti concretamente con chi dovrà affrontare questa sfida (non solo quindi con chi sviluppa software o progetta procedure che poi non usa personalmente) per eliminare tutti gli ostacoli operativi introducendo nel contempo dei catalizzatori efficaci in grado di orientare un’ineludibile adesione spontanea verso un’innovazione che funzioni davvero. La scelta dell’imposizione a tutti i costi nasconde, invece, i limiti di un’innovazione che, com’è ora, farà rimpiangere il vituperato nuovo spesometro.

[1] Questione, questa, che il legislatore dovrà peraltro affrontare in tempi non troppo lunghi, considerato il recente epilogo del caso Di Maura in cui la Corte di Giustizia (sentenza 23/11/2017 in causa C-246/16) ha spiegato all’Italia che 10 anni di attesa per verificare l’infruttuosità di una procedura concorsuale sono troppi.

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